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Prefazione


Quando leggerete questa storia vi chiederete certamente se tutto quello che ho scritto sia accaduto realmente. Vi posso dire che in ogni libro o racconto, all'interno c'è sempre qualche verità. Starà a voi capire quale.
Non so esattamente il perchè abbia voluto scrivere un mini-racconto. E sarei un bugiardo se vi dicessi che l'ho fatto principalmente per me. Forse volevo cercare di trasmettere una parte di me, della mia vita, delle mie emozioni alla gente, o almeno a chi ne fosse interessato. Non sono uno scrittore, per cui non aspettatevi chissà che cosa. E' una specie di sfida con me stesso, visto che di solito tengo tutto dentro di me.
Perciò spero di riuscire a trasportarvi in questo mondo fatto di parole, suoni, colori, immagini, gusti, sensazioni, emozioni, dolori, cercando di farvi conoscere e provare cio che ancora non avete assaporato e scoperto dalla vita, anche quelli poco piacevoli…perché, come dico sempre io…"La vita è una sola, ed è un peccato sprecarla per così poco"…
Mi scuso anticipatamente per i miei orrori di ortografia, anche se alcuni direbbero che non importa perchè tanto la lingua italiana sta scomparendo, ognuno parla e scrive come cavolo gli pare, ormai tutti scrivono libri...(ma nessuno li legge).
Vi invito anche a lasciarmi dei commenti su quello che scrivo, (non siate timidi e mi raccomando uno alla volta) un po per rendermi conto che non sto scrivendo solo ad una macchina, e un po perchè mi piacerebbe confrontarmi con tutti voi. Bene, concludo qui la mia prefazione e non mi resta che augurarvi una buona lettura...a presto, Ale.

E' Natale


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E’ incredibile come a Natale la gente è disposta a spendere un fracco di soldi per fare dei regali, viene quasi da pensare che, o siamo tutti succubi delle tradizioni oppure esiste veramente gente per bene in questo pianeta.
Stavo camminado per le vie del centro quando pensai a questa idiozia che mi fece arrestare di colpo in mezzo al marciapiede, e mi misi ad osservare cosa stava succedendo attorno a me.
La via era tempestata di luci, sembrava che la città fosse un albero di natale e le vie fossero i suoi rami tutti accuratamente addobbati…perciò in un certo senso io stavo camminando nel bel mezzo di un ramo…la gente sembrava impazzita, in preda agli ultimi acquisti. Chi correva con pacchi e sacchetti uno sopra l’altro, chi sempre correndo assumeva l’espressione tipica di chi si stesse chiedendo che cosa regalare a quella persona, entrando in pieno panico. Il famoso panico natalizio dell’ultimo momento. In più c’erano tantissime coppiette abbracciate o a camminare mano nella mano guardandosi come se fosse la prima volta. Mi chiesi se lo facessero anche nel resto dell’anno.
Code interminabili di macchine con a bordo pistoleri dal clacson facile. Tutti si muovevano, tutti correvano, ed io ero l’unico fermo.
La gente si scontrava con me senza chidermi scusa. Cominciai a sentirmi un tantino fuori dal mondo, da quell’atmosfera. Rimasi li ancora un minuto, chiusi gli occhi e anche sentendo solo i rumori riuscivo a capire che cosa stava succedendo. Riaprii gli occhi e vidi una bambina con un cagnolino in braccio che mi fissava stranita, gli feci un sorriso per rassicurarla e lei me lo ricambiò con poca convinzione, anche il cane disse qualcosa ma purtroppo non parlo il cagnese.
Mi voltai e come se non fosse successo nulla mi incamminai velocemente verso il pullman. Era la notte di natale e nonostante questo ho dovuto lavorare anche oggi.
Che cosa faccio di lavoro? Difficile dirlo, perché non ne faccio uno solo. Ormai non esiste più l’avere un lavoro fisso, la parola contratto indeterminato è diventata un’utopia, perciò mi sono rimediato alcuni tipi di lavoretti in base a quello che so fare, ma li scoprirete man mano che vi racconterò il resto. Per adesso lasciatemi correre per prendere il pullman prima che lo perdo, non vorrei arrivare in ritardo alla cena di natale…

L'indizio


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Quest’anno il natale l’abbiamo trascorso a casa nostra, in 5 persone: mia madre, mio padre, mia sorella, il suo ragazzo ed il sottoscritto.
E’ inutile raccontarvi le cose, ma soprattutto quante cose abbiamo mangiato, anche perché se ve lo direi non ci credereste.
All’ultima portata mi arresi e mi sdraiai sul divano in una posizione tale da permettere alla pancia di allargarsi liberamente. La mia vista cominciava a fare brutti scherzi, non vedevo più chiaramente le forme nette e lucide…tutto diventava confuso e annebbiato. Cercavo di sforzarmi ma era ancora peggio, così mi lasciai andare e chiusi gli occhi.
Cominciai a scivolare piano piano lateralmente per coricarmi definitivamente sul divano quando sentii una scossa elettrica provenire dalla tasca sinistra dei pantaloni. Mi fece sobbalzare e di colpò tutto tornò chiaro, anche il dolore della pancia piena ma felicemente sazia. Mi resi conto che la scossa veniva dal mio cellulare. Non metto mai la suoneria perché odio sentirne il suono. Lo prendo facendo una fatica enorme, con movimenti molto lenti ma decisi. Infilo la mano nella tasca, lo trovo e lo estraggo come una pianta dalla terra, con la soddisfazione per esserci riuscito.
“Un messaggio nuovo per te”, recitava il telefono. “Saranno i soliti auguri di natale via sms…vediamo chi è”.
Il messaggio era intestato con un numero proveniente da internet. “oh che bello”, pensai “mi fanno pure gli auguri da internet così non spendono soldi”. Aprii il messaggio e cominciai a leggere.
“Primo Indizio: recati al reparto classici e sfoglia 103 volte la famiglia Bennet prima che venga prestato…”
“Ma che diavolo significa!”, sbottai “cos’è uno scherzo?oppure hanno sbagliato a mandarmi il messaggio?”
Rimasi li con il cellulare in mano, senza nemmeno rileggerlo, con lo sguardo fisso a cercare di pensare a cosa potrebbe essere. Intanto in sottofondo sentivo i miei parenti che parlavano e ridevano, festeggiando allegramente. “Ale!! Vieni dai facci una foto!”
Nessuna reazione da parte mia tanto che mia madre replicò “Aleee!! Dai, che ci fai li impalato, vieni a farci sta foto! Dai che apriamo i regali”
Mi svegliai dal trans e andai a prendere la macchina fotografica, tornai e trovai gia i regali sul tavolo e con mia madre che cominciava la distribuzione…
Intanto nella mia testa continuava ad echeggiare il messaggio. “recati al reparto classici e sfoglia 103 volte la famiglia bennet prima che venga prestato…”.
Mi diedero il mio primo regalo, lo scartai piano piano continuando a pensare al significato del messaggio “sfoglia la famiglia Bennet….la famiglia Bennet”. Questo nome non mi era nuovo. Aprii il regalo ed era uno Yo-Yo professionale di quelli con la frizione, andai a ringraziare mia sorella, le diedi quasi il bacio quando urlai “ma siii, che stupidooo!! La famiglia Bennet…è di Orgoglio e Pregiudizio”.
Mia sorella così come tutti gli altri rimasero stupiti della mia reazione e mi chiesero spiegazioni. “ma no niente, ho solo capito di che libro stava parlando”, “parlando chi?” mi chiese mia sorella “niente lascia stare, è un messaggio che mi è arrivato…niente di importante” dissi sperando che non continuassero più ad indagare. E’ così successe infatti.
Continuai l’apertura degli altri regali: Un disco originale di Jesus Christ Superstar, delle magliette con il collo chiamate Lupetto, e i miei amati biscotti Gocciole. La serata continuò tranquillamente con vari giochi di società, stuzzichini tra una partita e l’altra e poi finalmente tutti a casa. Dopodichè a Nanna!
Ed è li nel letto, il mio pensatoio personale, che continuai a cercare di capire il resto del significato del messaggio. Ripresi il cellulare e lo rilessi attentamente: “Primo indizio: recati al reparto classici”, “allora, visto che devo recarmi al reparto classici, e si sta parlando di un libro, esattamente di Orgoglio e Pregiudizio, devo andare in una libreria…si ma dove”. Continuai a leggere “sfoglia 103 volte la famiglia Bennet prima che venga prestato…”. “ok, sfoglia 103 volte è facile da capire, vuoldire che molto probabilmente devo aprire il libro alla pagina 103…prima che venga prestato…si ma cosa, il libro?...dov’è che prestano i libri? non certo ai supermercati o in libreria….li prestano solo in biblioteca…bingo…”, feci scappare un sorriso di soddisfazione, adesso è tutto chiaro, devo andare in biblioteca, cercare il libro Orgoglio e Pregiudizio e aprirlo alla pagina 103. “Semplice no?”. Ma subito dopo il mio sorriso svanì perché cominciarono ad arrivare nella mia mente molte domande fondamentali.
“Si, ma perché devo farlo? Chi è che mi ha mandato questo messaggio e perché?”
Rimasi con addosso atroci dubbi che non mi fecero addormentare molto in fretta...l'unica era attendere il giorno seguente, dopo che sarò andato in biblioteca e aperto quel dannato libro...

Ecco...


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Mi svegliai con la bava alla bocca, il braccio piegato sotto il mio corpo e l’altro penzolava fuori dal letto. Le coperte ormai non svolgevano più la loro funzione principale, perché accartocciate tra il fondo del letto e il pavimento. Come uno zombie mi alzai e mi diressi al bagno per lavarmi. Nello specchio non vedevo me, ma solo una sagoma anonima che ripeteva minuziosamente tutto cio che facevo. In un certo senso era tranquillizzante, perché mi dava l’idea di non essere il solo pirla a doversi alzare. Lo ringraziai, e anche stavolta ripetè il mio gesto senza un attimo di esitazione.
Andai in cucina e trovai gia mia sorella che si stava ingozzando di biscotti con il latte, ebbi un brivido di disgusto. Non riesco quasi mai a mangiare al mattino, non ne sento lo stimolo, ma qualcosa dovevo mangiare per non morire di fame dopo, perciò l’unica è affidarmi alle mie gocciole. Pasta frolla fresca con frammenti di cioccolato che solleticano il palato. Potrebbe essere uno slogan pubblicitario. Provate a ripetere la frase lentamente, scandendo delicatamente ogni singola lettera, sembra che state masticando e gustando qualcosa di prelibato.
Mi vestii in fretta e dissi a tutti che stavo uscendo. Anticipai mia madre con le frasi da interrogatorio “Dove vai? Quando torni? Perché?”. Il perché è una parola che mia madre utilizza sempre, anche quando non ci andrebbe. Risposi sempre da solo che dovevo andare in biblioteca a cercare un libro che volevo leggere…
Ci dovetti andare a piedi perché mio padre prese la macchina.
Non faceva molto freddo, anche perché mi ero coperto quasi tutto bene, o almeno finchè il freddo dopo vari tentativi, riuscì a trovare il mio punto debole, e mi attaccò alla gola senza pietà.
Per strada mi accorsi che stavo camminando automaticamente, senza pensarci su. Potevo andare avanti anche senza guardare. Infatti mentre camminavo pensavo ad altro.
Nell’ultimo tratto, vidi avvicinarsi a me due persone vestite bene. Ero ancora sovrappensiero perciò la mia mente non li aveva messi bene a fuoco. Perciò mentre stavo tornando alla lucidità, e capendo chi fossero, feci lo sbaglio di incrociare lo sguardo con il loro. “Noooo, cazzo…i Testimoni del Genova”. Così li chiamavo io quella gente.
Quando si incontrano per strada, mi raccomando non guardateli, perché basta anche solo un attimo che li guardiate incrociando i loro occhi, ed è finita. Ti fermano per forza. Loro ti fissano sempre, e alla minima distrazione, basta solo uno sguardo ed è fatta. Ti fermano.
Perciò visto che non ho ovviamente voglia di discutere delle loro idiozie, tempo fa cominciai, nel caso mi fermassero, di rifilargli delle scuse assurde e senza senso per depistarli e poter così andare via. Il tutto senza mai fermare il passo.
Ad esempio, loro sicuramente ti diranno “Salve giovane! Posso lasciarti un volantino blablablabla?”, e qui ci si può sbizzarrire con le cose più assurde del tipo “No, grazie sto cercando di smettere”, “No, ho gia carta igienica grazie”, “no, ho gia carta per il caminetto grazie”, “no mia mamma non vuole”, “no perché non accetto cose dagli sconosciuti”, “ecco vede?, se non me lo chiedeva l’avrei preso”. Ma questa volta gli dissi una cosa senza senso “No perché non si abbina bene la cravatta con il suo vestito”, e proseguii sorridendo. Ma la volta più bella è stata quando gli dissi senza farlo finire “ehi, ha la scarpa slacciata” lui abbassò lo sguardo e io me ne andai.
Finalmente arrivai a destinazione. La biblioteca civica di Nichelino. Quanti ricordi, quante volte passate a far finta di studiare, a divertirmi con le ragazze della mia scuola.
Salii le scale saltellando due scalini alla volta, lessi il cartello “spegnere i cellulari grazie”. Tanto avevo il vibro pensai.
Feci un cenno di saluto al tizio dietro la scrivania e mi diressi verso gli scaffali. Attraversai alcuni banchi che a differenza delle altre volte, erano vuoti. Già, ma non solo i banchi. Notai che la biblioteca era completamente vuota.
In effetti mi sembrava strano che fosse aperta in questi giorni di festa. Mi voltai di nuovo verso il tizio della biblioteca, come per cercare una motivazione, e lo vidi in silenzio che stava sistemando alcune cose della scrivania.
Squotai la testa e ritornai agli scaffali. Dovevo cercare i classici Inglesi. Non mi ci volle molto, ormai conoscevo a memoria quel posto, ma soprattutto sapevo dove si trovava quel libro perché ogni volta che andavo li con Daniela lo guardavamo sempre perché era il suo libro preferito.
“Jane Austen, eccolo qui!! Orgoglio e pregiudizio!!”
Adesso potevo sapere qualcosa di più su questa storia, presi il libro sfilandolo lentamente dallo scaffale.
Guardai per qualche secondo la copertina, facendomi riaffiorare mille ricordi. Chiusi gli occhi per un attimo per darmi coraggio, e lo aprii.
Feci scorrere le pagine velocemente, guardando solo il numero della pagina. Sembrava di vedere quando spiegano come funzionano i cartoni animati che si disegna fotogramma dopo fotogramma, e alla fine si fa scorrere velocemente le pagine dando vita ai personaggi.
Mi fermai bruscamente, la pagina 103 era arrivata. Aprii bene il libro, ma non trovai nulla tra le pagine come avrei pensato, invece notai che una frase era sottolineata.
“Le Chiedo scusa […] Scusi se mi sono intromessa. L’ho fatto con la migliore intenzione.”
Dunque era questo il messaggio? Un messaggio per me, attraverso un libro. Beh originale lo è sicuramente.
Ma non capisco, il messaggio non mi dice nulla che mi faccia capire qualcosa.
Mi chiede scusa, tra l’altro è una ragazza perché dice scusi se mi sono intromessa. E poi, che l’ha fatto con le migliori intenzioni.
“Si, ok sei scusata. Anzi direi che tutto ciò mi affascina, ma non capisco perché mi hai fatto venire fin qui per dirmi solo questo.”
Ormai parlavo da solo, incurante di tutto. D’altronde non c’era nessuno li.
Mi misi a sfogliare ancora il libro in cerca di altre frasi sottolineate, ma senza risultati. Cercai ancora e per l’agitazione mi scivolò di mano il libro, che cadde per terra. Lo raccolsi e da una pagina ne uscì fuori una foto.
“E questa da dove esce? Avevo sfogliato tutto il libro, ma non avevo trovato nulla!”
Scrollai il libro a testa in giu con le pagine aperte, per vedere se ne usciva ancora qualcosa, ma niente. Lo riposi accanto ai suoi simili e raccolsi la foto da terra.
La foto raffiguarava la mole antonelliana. Una bella foto tra l’altro, la mole veniva riflessa in un palazzo con le finestre fatte di specchi. Faceva un bell’effetto.
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Girai la foto, e ci trovai una scritta “ Recati lì, onde la mole ti segna”
“Ecco…..” mi dissi, “un altro indovinello”.

Daniela


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Misi la fotografia nella tasca interna del giubbotto, luogo in cui ripongo oggetti preziosi che nessuno può violare.
Ritornai indietro per chiedere al tizio della biblioteca se sapeva il perché fosse aperta proprio il giorno di natale e se gliel’aveva chiesto qualcuno.
Ma quando tornai, trovai la scrivania completamente vuota, così come l’intera biblioteca.
“C’è nessuno?” la mia voce si disperdeva all’interno del locale e spariva come se non fosse successo nulla. “Ehi! C’è nessuno?”. Guardai ancora un po’ in giro, dopodiché sentendomi a disagio corsi via per le scale.
Finalmente fuori.
Camminai con ancora un po’ di eccitazione per quello che mi era appena capitato. Qualcuno stava giocando con me e non avevo proprio idea di chi possa essere. Anche se, il libro Orgoglio & Pregiudizio non era stato scelto a caso. Sapeva forse che aveva una certa importanza per me. Può essere che sia Daniela? Mah, non penso affatto, da come ci siamo lasciati…
Daniela l’avevo conosciuta a scuola, nell’ultima classe che avevo cambiato nel corso delle mie due bocciature. E anche per questo che non mi pento per niente il fatto di essere stato bocciato, perché non l’avrei mai conosciuta altrimenti. Era una ragazza molto particolare, aveva un caratterino!! Eravamo in completa sintonia, insieme ci capivamo al volo, scherzavamo delle stesse cose, ci divertivamo allo stesso modo, ma nonostante questo, lei era completamente diversa da me.
Io però la capivo benissimo, la conoscevo alla perfezione, fin troppo bene, tanto da farla arrabbiare ogni volta che gli facevo notare qualche cosa sui suoi comportamenti. E quando si arrabbiava lei, c’era da spaventarsi, guai a starle vicino.
Che poi l’incazzatura non durava mica poco, alcune volte anche settimane. Invece io sono un tipo razionale per questo tipo di cose, non mi piace litigare, perciò mi passa subito.
Una volta mi ricordo, dovevamo fare una verifica in classe. Lei era arrabbiata con me per via delle solite sciocchezze di gelosia.
Ci dividono i posti, e senza volerlo lei è capitata proprio dietro di me, ma io ancora non lo sapevo perché ero girato davanti. Durante il compito ovviamente non sapevo qualche risposta, perciò volevo vedere a che punto era quello dietro di me per copiare. Al momento opportuno mi voltai guardando solo e subito il foglio, intanto chiedevo velocemente se aveva fatto la tale domanda.
Non sentendomi rispondere alzai lo sguardo e vidi lei, con uno dei suoi soliti micidiali sguardi pieni di ira. Non avete idea che effetto fa quel tipo di sguardo, soprattutto se è una persona a cui tieni molto.
Ma quella volta per l’ironia di quella situazione, mi misi a ridere. E pure forte. Gli risi in piena faccia. Ovviamente si arrabbiò di più.
Comunque sia, parlando del libro, è lei che me lo fece conoscere per la prima volta. Mi leggeva sempre alcuni pezzi che le piacevano, recitandoli alla perfezione. Potevo vedere i personaggi muoversi e parlare all’interno della sua camera.
Peccato che sia finita così, non ci sentiamo più da molto tempo ormai…
Dovevo andarla a trovare. E se era lei la misteriosa persona che mi faceva gli indovinelli? Forse vuole chiedermi scusa a modo suo…
In effetti nemmeno io non gli ho mai chiesto scusa per quello che gli avevo fatto. Dovevo andarla a trovare, dovevo vederla, dovevo sapere...

Silenzio


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Mangiai con malavoglia quel giorno, avevo troppi pensieri per la testa. Sapevo che sarei andato da lei nel pomeriggio e che l’avrei sicuramente trovata, perché il natale lo festeggia sempre a casa sua.
Mi preparai psicologicamente ed uscii di casa. Andai a piedi perché non abita molto distante da me, e poi camminando avrei pensato a cosa avrei detto.
Arrivai. E mi bloccai li, di fronte al citofono. Notai che dove usciva la voce era stato bruciato. Gli dava un aspetto un pò lugubre, non era molto rassicurante per la situazione che si stava , anzi che stavo creando. Guardavo il suo cognome scritto sul campanello, lo leggevo mille volte e restavo fermo. Ma mentre leggevo mi accorsi che la mia mano stava gia schiacciando il pulsante per suonare. Era ormai tropo tardi. Si è decisa lei per me.
Mentre aspettavo che rispondesse, non avrei mai pensato a quanti silenzi imbarazzanti mi stavano aspettando.
Mi rispose proprio lei. “Chi è?”. Nel sottofondo si sentivano varie voci e risate. Il dopo pranzo con i parenti era cominciato.
“ehmm…ciao Dany, sono Ale….”
Silenzio
“ah….ciao…cosa c’è…”
“senti, potresti scendere un minuto…vorrei parlarti…”
Silenzio
“…ok….va bene…un attimo che arrivo”.
L’attesa più lunga del mondo. Il cuore cominciò a vibrare.
Non la vedo e sento da quando è finita la scuola, e adesso ero li.
Quando aprì il portone e la vidi, mi bloccai. Cominciò a farmi male la bocca dello stomaco.
Tutti i ricordi tornarono e mi trafiggevano il cuore lentamente, come se si divertissero a farmi soffrire.
Finsi di stare bene e la salutai per primo, cominciando con le solite frasi: come stai, cosa fai adesso, se vedeva ancora gli altri. Dopodiché piombò di nuovo il silenzio.
La guardai negli occhi.
Silenzio
“senti….io sono venuto qui per chiederti una cosa…”
“ah…che cosa”
“beh ecco, innanzi tutto io volevo chiederti scusa…se in passato ti ho creato problemi, insomma sai di cosa sto parlando…non vorrei che tu mi ricordassi in quel modo. Io non sono così. In fondo sai perché mi sono comportato così.”
Lei è sempre stata una ragazza orgogliosa, avrebbe fatto di tutto per non ammettere i propri sbagli. Eppure quel giorno successe il miracolo…
“Beh, in realtà sono io che ti devo chiedere scusa, non avevo nessun diritto di trattarti in quel modo. Mi dispiace…mah perché hai aspettato tutto questo tempo per dirmi queste cose?”
Gia, ma se non venivo io col cavolo che l’avrebbe fatto lei, come al solito. Non è cambiata per niente. Ma neanche a finire di pensare a questo che invece lei mi disse la stessa cosa.
“Non sei cambiato per niente sai?”
“beh…forse esteriormente” replicai “ma se mi conoscessi adesso, ti spaventeresti…”
Silenzio. Gli buttai lì una frase per capire se era lei, anche se avevo gia dei grossi dubbi, che si rivelarono esatti.
“tu sai mica se oggi la biblioteca è aperta?”
“e che ne so, io non ci vado da anni ormai…ma cosa c’entra questo?”
“no niente, lascia stare…”
Venimmo interrotti da qualcuno che chiamava Daniela, una voce famigliare, una voce che mi ricordava…
Si, era proprio lui. La causa di tutto. Lo sentii avvicinarsi sempre di più.
“State ancora insieme vedo!”
“…eh si….”
“…che meraviglia….senti, adesso devo proprio andare. Ci sentiamo eh? Ah, buon natale!!”
Mi dileguai in fretta senza neppure voltarmi, mi bastava gia sentirne la voce per farmi innervosire. Figuriamoci averlo davanti.
Sapevo che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei vista, e mentalmente gli dissi addio.
Era evidente che non era lei a farmi gli indovinelli. In un certo senso la cosa mi fece tirare un sospiro di sollievo. Molte preoccupazioni in meno.
Perciò l’unica persona che poteva essere, doveva conoscermi abbastanza bene per sapere queste cose. L’unico problema era che io non ho mai parlato a nessuno di lei, ne tanto meno del libro che le piaceva. Beh a pensarci bene, oltre al libro non c’era nessun elemento che portasse a Daniela.
Forse Orgoglio & Pregiudizio si riferiva al film, che a me è piaciuto molto. Ma questo l’ho detto a molte persone che conosco, soprattutto alle ragazze, quindi siamo punto e a capo.
L’unica era andare nel posto raffigurato nella foto e capire il prossimo indizio.
Tornai a casa un pò desolato, ma allo stesso tempo alleggerito da un grosso peso che mi portavo da un bel pezzo ormai.
E' curioso come un semplice gesto possa cambiare tante cose. Parole semplici come "scusa", o "mi dispiace", ma allo stesso tempo tanto potenti.

Lavori


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Andai presto a letto perché il giorno seguente mi aspettava una lunga giornata di lavori.
Infatti appena alzato mi chiamò gia il responsabile della discoteca “Centralino” di Torino. Vi chiederete che cosa c’entro io con la discoteca di Torino. Beh io sono colui che crea i vari filmati ed effetti che si vedono nelle pareti della discoteca mentre la gente balla.
Una specie di colonna sonora del ballo, un contorno visivo che accompagna i movimenti del corpo. In modo che quando si balla si facciano entrare in azione tutti i sensi.
Vista dei filmati, delle luci, delle persone che ballano, le ragazze. Sentire la musica, la gente che urla, qualcuno che ti parla all’orecchio perché è l’unica maniera per farti sentire. Il tocco con il terreno quando saltelli, il tocco con le altre persone. L’odore di borotalco e di altri profumi che si spruzzano.
In realtà l’unico effetto che ti da è un grosso svarione completo.
Oggi dovevo creare una spirale rossa e bianca che si muoveva verso l’esterno. Circa 35 fotogrammi di filmato. Così accesi il mio amato Computer, aprii il mio amato programma Photoshop, e cominciai. Non era difficile infatti non ci misi molto. Lo spedii via mail e andai a mangiare.
Invece al Pomeriggio dovevo andare al negozio della Apple. Faccio un lavoro che mi piace tanto, sono sempre a contatto con la gente e devo solo parlare di computer o spiegare come funzionano certe cose. Insomma faccio il venditore e mi diverto nel farlo.
Per andare al lavoro prendo il pullman. E’ bello quando per strada incontri alcune amiche che ti salutano con quel sorriso solare da farti cambiare la giornata. “Buon Anno” mi urlano. Gia, adesso il natale è passato, bisogna dire buon anno tra un po’. Ricambiai con un saluto e mi diressi alla fermata per salire sul pullman.
Di solito mi ascolto la musica, mentre altre volte leggo dei libri. Ultimamente però ho trovato un modo per leggere il libro senza sentire la gente che chiacchiera e che ti disturba nella lettura. Praticamente leggo ascoltando la musica. Si, all’inizio è un po’ fastidioso ma con un po’ di pratica ti abitui. E’ come quando guardi un film in cui nel sottofondo c’è la colonna sonora. Praticamente mentre leggo guardo il film del libro.
La cosa bella è quando le canzoni coincidono con quello che leggi, ad esempio quando c’è un momento di tensione e arriva la canzone giusta per quel tipo di situazione.
Mentre leggevo, notai che anche oggi sul pullman c’era “l’uomo incognita”. Non saprei dirvi esattamente che tipo di persona sia. Ma ogni volta che lo osservavo capivo che c’era qualcosa che non andava.
Quando arriviamo al capolinea, ogni volta che scende, si dirige immediatamente davanti allo specchio di una vetrina li vicino, e comincia a guardarsi attentamente. Ogni volta. Ma la cosa strana è che tutte le volte rimane stupito da quello che vede, comincia a toccarsi le singole parti del viso con stupore, come se fosse la prima volta.
E’ come se ogni giorno dentro di lui ci fosse una persona diversa, e per sapere chi, ogni volta andava a guardarsi allo specchio.
Chissà chi era oggi…
In negozio mentre lavoravo notavo che cominciavo a sentirmi più euforico e capii il perché. Questa sera dovevo andare da lei.
Ricordo ancora il momento preciso che entrò nel negozio. Capelli lunghi biondi, viso pulito, labbra invitanti, occhi di cerbiatto, voce angelica. Rimasi folgorato all’istante. Ovviamente la servii personalmente.
Mi accorsi subito che mi rivolgevo a lei con confidenza. Di norma ai clienti si dava del lei, ma questa volta non riuscivo. Era come se la conoscessi da una vita, e addirittura mi prendevo certe confidenze. Ma la cosa ancora più strana era che parlavo tranquillamente, nonostante che dentro ero paralizzato dalla sua bellezza.
Mentre la servivo e gli spiegavo che tipo di Mac avrebbe dovuto comprare, cominciai a pensare come avrei fatto ad avere il suo numero, o comunque a rivederla. Così incominciai a fare alcune domande un po’ più personali per indagare, e tra una frase e l’altra arrivò il lampo di genio. Mi disse che a scuola gli facevano fare degli esercizi di grafica ma lei non sapeva utilizzare i programmi. Ecco finalmente la mia possibilità.
Non la sprecherei per nulla al mondo. Così le chiesi che se voleva gli avrei fatto delle lezioni, spiegandogli che facevo anche il grafico e che sapevo usare quei programmi.
Pensavo che non avrebbe mai accettato, in fondo non mi conosce nemmeno. Invece disse “volentieri grazie”. Trattenni tutta la gioia di quel momento, e sempre controllandomi, in modo composto, ci scambiammo il numero di telefono per metterci poi d’accordo.
Ed eccomi qua, era la terza volta che ci andavo e non vedevo l'ora. Ma torniamo alla realtà, adesso mi trovo in negozio, e mancano ancora due ore e mezza alla fine. Speriamo che viene un pò di gente così mi passa in fretta il tempo.

Scarsett


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Fine del lavoro, era giunto il momento. Misi il cappotto ed uscii dal negozio.
“Arrivederci! Ci si vede domani!!”.
La via che porta al negozio è sempre molto trafficata, e la gente è sempre molto singolare, non riesci a camminare dritto, devi sempre fare la gincana, soprattutto per uno come me che cammina velocemente.
La gente non si sposta per farti passare se non lo fai tu, un po’ come quelle persone che non ti salutano se non lo fai tu. Ma una cosa che ho imparato camminando per le vie dei negozi è che non bisogna mai camminare sul lato delle vetrine, bisogna sempre stare un po’ più lontano perché, soprattutto quando avete fretta, se davanti a voi incontrate delle ragazze, rischiate sempre di sbatterci contro perché loro, sembra che camminano indifferenti da quello che c’è nelle vetrine, invece no, quando meno te l’aspetti si spostano velocemente, anzi, per essere corretti, si fiondano verso la vetrina, non importa se c’è qualche ostacolo, loro devono andare verso la vetrina. Perciò ascoltate me, lontani dalle vetrine.
Andai a mangiare qualcosa alla focacceria, dopodichè mi incamminai verso la sua casa, non molto distante da li.
Appena sotto casa gli feci uno squillo, il citofono non funziona ancora visto che è venuta ad abitare li da poco. Vive da sola. Un’ abitazione molto particolare, appena entrati si nota immediatamente che bisognava fare ancora molto lavoro per farla sembrare accogliente.
Però quel disordine le dava ancora di più un’aria di mistero che mi affascinava. Non aveva nemmeno un tavolino, o meglio, ce l’aveva ma era pieno ti vestiti, carte e oggetti che lo rendeva impraticabile. Ci sedevamo su dei cuscini stranissimi ed il suo letto ci faceva da tavolino. Sulla parete un poster dei Pink Floyd e nella radio uscivano suoni a ritmo di Reggae.
Lei non si scusava del disordine o non si giustificava del fatto che era una cosa provvisoria, non diceva nulla come se lo dovessi capire da solo. Ed infatti io non dissi nulla a riguardo.
Mi venne ad aprire, le rivolsi un saluto condito da un bel sorriso, ma lei sembrò non apprezzarlo e rientrò in casa. La seguii in silenzio, lentamente.
Il computer era gia sul letto, troneggiava nella stanza con il suo stile elegante. Di fronte vi era gia seduta lei, sempre in silenzio.
Capii che voleva cominciare subito, e così feci. Mi sedetti accanto e cominciai a spiegargli le differenze tra i vari formati che si potevano creare con Photoshop.
Lei mi ascoltava interessata, come ogni volta. Io invece mentre parlavo le osservavo le varie parti del viso. Gli occhi, le labbra, i capelli, sperando che non se ne accorgesse troppo. Altre volte invece evitavo di guardarla perché mi faceva soffrire troppo, così fissavo lo schermo.
L’ora passò in fretta, e mentre stavamo ritirando il Mac intravidi da dietro la tenda una chitarra.
“Ehi, una chitarra..la sai suonare?”, e lei “no, ma mi piacerebbe…”
“se vuoi ti posso insegnare io…evvai facciamo un altro corso, forza, 10 euro l’ora!!!”
E come per magia quelle labbra così tanto ambite mi regalarono un sorriso.
“Ehi…ma quello è un sorriso o sbaglio?...si che lo è!!!”
Sorrise di più..
Cominciai a fissarla e non riuscii a trattenere un “Te l’ha mai detto nessuno che assomigli all’attrice Scarlett Johansson?”
Di colpo quel sorriso si bloccò, dopodiché sparì del tutto, e mi apparì come offesa.
Era la prima volta che una persona si comportava in questo modo particolare con me. Di solito le ragazze riesco a farle ridere facilmente, riesco a farle sentire a proprio agio, a capirle ed a comportarmi di conseguenza. Invece lei mi spiazzava sempre. Non sapevo mai come comportarmi, reagiva sempre in un modo quasi senza logica. Eppure era proprio questo forse che mi attirava di più, ma era tutto così difficile.
“Beh” gli dissi, “sarà meglio che vada, che domani mi devo alzare presto”
Già, dovevo andare nel posto della foto e capire cosa dovevo fare una volta arrivato li.
Ci salutammo, e mi accompagnò alla porta dicendomi “….ci sentiamo vero?”
“si, certo…beh buonanotte” le dissi, e mi avviai verso il pullman.

Marconi


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Quella mattina feci un incontro che mi aiutò a capire cosa dovevo fare una volta arrivato nel luogo della fotografia. Ma fatemi raccontare dall’inizio.
Mi svegliai presto, e con grande fatica mi alzai. In questi giorni non stavo dormendo molto, gia di mio faccio fatica ad addormentarmi, nonostante faccia ogni tipo di sperimentazione per rilassarmi.
Mi preparai per il viaggio, presi il mio iPod, la fotografia e…si parte!
Presi posto nel pullman nuovo, in cui nel centro vi sono anche posti con due sedili uno accanto all’altro. Non c’era molta gente, neppure fuori non c’era molto traffico, il pullman viaggiava veloce.
Ad una fermata entrò una ragazza, avrà avuto si e no 19 anni, vestita un po’ da alternativa, calze colorate, pantaloni a zampa di elefante un po’ strappati, una felpa, una sciarpa con i colori dell’ arcobaleno, una sacca con attaccate ogni tipo di spille. Aveva un bel viso per cui l’osservai mentre prendeva posto.
Notai che uscì fuori dalla tasca un iPod verde. Sorrisi all’idea di trovare una persona con l’iPod verde visto che in negozio è l’unico colore che non si vende facilmente. Si mise le cuffie, l’accese e subito dopo sbuffò tirando via le cuffie dalle orecchie.
Così le dissi con tono divertito “è scarico eh?”
“Si mannaggia, mi sono dimenticata di caricarlo…ufff che nervi quando succede…”
Tirai via la cuffia destra e facendogliela vedere gli chiesi se volesse ascoltare con me la mia musica. Lei esitò un attimo non sapendo cosa rispondere, così continuai “dai, se c’è una canzone che non ti piace può dirmelo così la cambio…”
Lei sorrise e accettò. Si sedette nel sedile accanto al mio e ascoltammo la musica in due. La prima canzone era stata - For The Love Of God - di Steve Vai. Era una di quelle canzoni in cui mi immaginavo sempre di suonarla ad un concerto, dedicandola ad una ragazza. Attesi qualche reazione di lei, ma non successe nulla, così mi rilassai e me la godetti fino all’ultima nota di chitarra.
Tirai fuori nel frattempo la fotografia, osservandola attentamente, ogni tanto girandola per rileggere la frase dell’indovinello “Recati lì, onde la mole ti segna”. Sapevo dove si trovava quel posto, era in Via Montebello in centro. Il palazzo raffigurato era il museo della Radio e della Televisione. Oltre ad essere un museo, era un centro di raccolta materiale discografico e tecnico di grande interesse.
Durante il viaggio la ragazza non diceva nulla, ma notavo che mi osserva cosa stessi facendo, infatti ad un certo punto mi disse “devi andare in quel posto?”
“si…e una volta arrivato li non so cosa dovrei fare..”
“beh lo dice la frase no?” Evidentemente non aveva solo osservato la foto. La girai verso l’indovinello e gliela feci vedere attendendo che continuasse.
“ecco vedi? Dice Recati li, onde la mole ti segna. Cioè ti dice esattamente dove devi andare..”
“non capisco nella foto si vede solo la mole…”
“si, infatti è proprio la mole che ti indica dove devi andare, con la sua punta..”
“ma se punta al cielo…”
“no no no, guarda bene…nella foto ci sono ben due Mole Antonelliane, una reale e l’altra specchiata..”
“oh, merda…quindi dovrei andare in questo edificio, cioè al museo della Radio e della televisione…”
“si, esattamente in questa finestra, proprio dove ti dice la punta…”
“waw…”
Il pullman si fermò. Eravamo arrivati al capolinea. La ringraziai infinitamente per l’aiuto e lei mi diede il suo numero, dicendomi di fargli sapere che cosa avessi trovato li. La salutai e mi recai immediatamente nel luogo indicato.
Via Montebello, eccolo qui l’edificio. Riuscivo a vedere esattamente l’immagine reale raffigurata nella foto, era come se vi fossi entrato dentro.
Andai all’entrata…chiuso. Un cartello diceva che durante le feste natalizie il museo restava chiuso. Come avrei fatto ad entrare?. Alzai gli occhi osservando la finestra in cui dovevo andare cercando di trovare una soluzione.
Ma la soluzione arrivò all’istante, vidi uscire dall’edificio un uomo in giacca e cravatta, evidentemente lavorava li. Lui se ne andò di fretta, mentre il portone dietro di lui si richiudeva molto lentamente.
Assicurandomi che non mi vedesse, entri all’interno dell’edificio.
Ok, sono dentro…adesso devo andare al secondo piano ed entrare nella stanza della finestra.
Nei corridoi c’era un silenzio inquietante, nonostante che le luci fossero accese non si sentivano voci o rumori. Salii le scale fino al secondo piano, quello di Marconi. Vi era una stanza enorme, e alle pareti vicino alle finestre vi erano ogni tipo di apparecchio inventato da Marconi durante i suoi esperimenti.
Il messaggio si trovava qui, all’interno della stanza. Ma dove. Ricordai la frase della ragazza “la punta indica la finestra…”. Gia, la finestra. Cominciai a cercare di capire quale fosse la finestra raffigurata nella foto. La quarta a partire dall’angolo…ah eccola!
Di fronte alla finestra vi era un solo apparecchio, vi lessi la targhetta attaccata “Modello del circuito sintonico di Marconi del 1896”. Consentiva di trasmettere e di ricevere sulla stessa frequenza, impedendo l’intercettazione dei messaggi trasmessi. Beh molto appropriato per la situazione, in fondo lei mi stava mandando un messaggio, un messaggio che nessuno poteva trovare.
E forse nemmeno io….dove cavolo si trovava sto messaggio?
Provai ad alzare l’apparecchio, a spostare le cose, guardai da tutte le parti ma niente…e se non fosse esattamente nell’apparecchio? In fondo la punta della mole indica la finestra. Andai alla finestra, e infatti nel bordo sinistro, incastrato in una guaina di gomma vi era un rotolino di carta. Lo sfilai e lo srotolai. Era piuttosto lungo come messaggio rispetto agli altri due. Era buffo, in quella stanza vi erano tutti apparecchi per poter comunicare senza fili, con onde elettromagnetiche, e balle varie, ed invece lei mi ha fatto riceve un messaggio tramite una semplicissima lettera.
“Ehi, che ci fa lei qui dentro…il museo è chiuso!!!”
Cazzo mi hanno beccato… cominciai a correre, ma proprio correre, sentendomi alle spalle ancora quella voce “ehi tu, fermati, dove vai…hai preso qualcosa?, fermatii!!”

Non è un gioco...


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Il cuore rimbalzava nel mio petto così forte che temevo che esplodesse da un momento all’altro. Correvo verso l’uscita senza guardare alle spalle. Ci riuscii e mi ritrovai in via Po continuando a correre.
Un po’ spaventato e un po’ contento per esserci riuscito a trovare il messaggio. Il mio tesoro, la mia ricompensa. Vedevo la gente intorno che camminava e mi vedeva correre con lo sguardo sorridente, non sapendo il perché stessi correndo.
Non sapevano che avevo appena trovato un messaggio dentro un museo e per poco non mi beccavano. Lo so soltanto io, e questa volta avevo un qualcosa che non volevo condividere con nessuno. E’ un segreto, ed è mio.
Arrivai in piazza Castello e mi fermai. Dovevo leggere assolutamente ciò che c’era scritto, non sarei riuscito a resistere un attimo di più. Così mi sedetti in una panchina, e con le mani fredde per il gelo tirai fuori il pezzo di carta, lo srotolai. Uno sguardo intorno per essere sicuro che nessuno badasse a me. Ma nessuno sa, per cui non mi devo preoccupare.
Guardai il foglio, era scritto a mano con l’inchiostro di colore nero. A prima vista si notava che le righe non erano dritte, ma scendevamo un po’, c’era qualche correzione qui e la, e qualcosa mi diceva che tutto questo mi era famigliare, ma non mi veniva in mente nulla. Il mio cervello pensava soltanto a voler leggere il messaggio e niente di più. Così gli diedi ascolto e cominciai a leggere il messaggio, il messaggio che mi avrebbe sconvolto e cambiato la vita…
“Caro Alessandro, se sei riuscito ad arrivare fin qui, allora vuol dire che sei stato curioso e allo stesso tempo intelligente. Ma questo non significa nulla... Non so nemmeno perché ti abbia fatto fare tutto ciò. O forse si…ma non importa, non ha più importanza ormai. Ho deciso..
Ti starai chiedendo chi io sia, ma non so se lo farò…prima che scada il tempo.
Ma ti lascio un ultima cosa da fare, voglio che tu sappia ancora alcune cose di me. Qui non c’è spazio per quello che avrei da dirti, perciò tra due giorni troverai qualcosa a questa mail: scaltrite@email.it password : scaltrite
spero che tu capisca..."
Il cuore ricominciò a battere forte, dovetti rileggere di nuovo perché la mia testa non riusciva a capire cosa c’era scritto, era come quando leggi un libro di sera quando sei stanco e anche se leggi, alla fine non capisci nulla e devi ricominciare da capo.
La storia cominciava a prendere una piega alquanto strana. Il gioco stava diventando sempre più difficile, ciò che prima sembrava uno scherzo, ora stava mutando in qualcosa di serio e alquanto pericoloso. Dovevo stare attento.

Vrrrrrrr


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Non riuscii nemmeno a mangiare, nonostante che a pochi metri da me vi era “La Focacceria”, dove non puoi rifiutare il richiamo di quel odore meraviglioso.
Perciò nonostante il richiamo mi feci un giro per le vie e negozi di Torino, aspettando l’orario di lavoro. In centro ci sono tanti di quei negozi costosissimi nonché di cose inutili che per me rimarranno sempre e solo vetrine da guardare, come se fosse una mostra, un museo, una galleria d’arte.
Come è possibile che ci sia così tanta gente con i soldi. Altrimenti non si spiega il fatto che sono ancora aperti. E alla Fnac poi? Adesso hanno allestito un reparto intero di televisori enormi al plasma, come se fossero caramelle. Cos’è vogliono convincerci che tutto va bene, che tutti possiamo tranquillamente permettercelo?.
Vrrrrrrrr Vrrrrrrr (tranquilli, è il vibro del mio cellulare).
Era lei, Scarlett Johansson…mi pettinai automaticamente come se rispondendo mi potesse vedere, e risposi.
“pronto, ciaoo!!” Feci subito il brillante, ma dall’altra parte la voce arrivava flebile e indecisa.
“pronto Ale…senti, ci potremmo vedere stasera? Ho bisogno che mi spieghi alcune cose…è importante!”
“hmmmm…fammici pensare”, ma che dovevo pensare, è ovvio che sarei venuto, potesse cascare il mondo…”si, ce la farei a venire..solito orario?”
“si…grazie…a dopo allora” Click! e chiuse la telefonata.
Waw, che discorsone intenso che ci siamo fatti, pensai. Quasi mi commuovo. Ma si che me ne frega, stasera sarò di nuovo li e ci parleremo meglio. Praticamente starò tutto il giorno fuori oggi. Vabbè andiamo a lavorare intanto, che devo finire di installare un Mac.
Oggi in negozio sono venuti tutti i tipi di clienti che possano esistere. Tutte in una giornata sola. Come quello che entra e ti dice “Do solo un’occhiata grazie”, dopo di che fa un giro turistico e poi se ne va.
Poi ci sono quelli che da quando entrano finchè escono, ti raccontano tutta la loro vita, o tutti i computer che aveva avuto fino adesso.
Poi ci sono gli eterni indecisi che puoi stare fino all’orario di chiusura a parlare con loro, ma alla fine ti dicono sempre “vabbè ci pensiamo su”, oppure la contrario quelli che entrano e dicono “avete mica quello?...ok lo prendo”.
Poi ci sono quelli che fanno caos, nel senso che ti fanno mille domande e senza ascoltare la risposta te ne chiedono altre, oppure si spostano per guardare altre cose, toccano, fanno…OUUUU!!!!!.
Poi ci sono quelli che qualsiasi cosa dici, pensano sempre che li stai fregando e quindi ti fanno le battutine ironiche che fanno ridere solo loro. Poi ci sono quelli che parlano a basa voce e ti devi avvicinare tantissimo a loro sennò non li senti, poi ci sono…vabbè ce ne sono troppi da elencare.
“vrrrrrrrr, vrrrrrrr” (questa volta è un messaggio di un mio amico).
“ricordati che dopodomani dobbiamo andare a fare la spesa per il capodanno, ci becchiamo alle 15 in oratorio ok?”
Gia siamo gia alla fine dell’anno, ed è anche la fine del mio contratto di lavoro.
Chissà se mi tengono...

Danzando...


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Quella sera Scarlett Johansson mi parve più strana del solito. Alla porta non aveva più quello sguardo un po’ assente e neutro, ma allegro…e mi accolse con un sorriso.
Non poteva essere vero, non è che si è fumata qualcosa?
In effetti entrando mi accorsi che in realtà qualcosa si era fumata, ma cercai di non farci caso, in fondo erano affari suoi. Trovai la stanza ancora più in disordine, era come se per un attimo fosse stata ruotata al contrario. Tutte le cose erano al posto sbagliato…ma lei no. Lei era la regina di tutto questo, del suo regno del caos.
Cercai il computer, ma non lo trovai…lei si accorse di quello che stavo facendo e mi avvertì “No, oggi niente lezioni…né oggi né mai più…bastaaaaaaaaaa!!! Ahahah!!” e si mise a ridere.
“Niente lezioni?....” Cominciai a domandarmi il motivo del suo invito.
“Su che fai li impalato, prendi l’iCassetta e mettila nell’iRadio”. Era il suo gioco preferito, nominare qualunque cosa con la i iniziale, così come fa Apple per i suoi prodotti.
“Quale questa?”
“No, quella fa schifo…quella igialla…”
La inserii nel mangianastri e premetti Play. Dagli altoparlanti uscì una canzone completamente inaspettata…You Don't Know Me di Ray Charles, un classico della musica leggera…e piuttosto romantica.
Mi voltai verso di lei come per chiedere spiegazioni, e vidi lei di nuovo seria che mi osservava.
Ingoiai quel poco di saliva che mi rimaneva…
Alzò un braccio e mi fece segno di avvicinarsi a lei.
Senza respirare cominciai a muovermi verso di lei, come se fossi attirato da una calamita, in pochi secondi mi trovai faccia a faccia con lei.
Mi circondò il collo con le sue braccia e cominciò a dondolare al ritmo di musica.
Le mie braccia si alzarono lentamente circondandole la schiena…e cominciai a dondolare anche io.
Ancora non riuscivo a respirare, ero in apnea. Non potevo credere a quello che stava succedendo, mi sembrava un sogno…stavo ballando con Scarlett Johansson.
La stanza di colpo svanì, adesso ci trovavamo all’esterno e cominciammo a volare, eravamo leggerissimi e danzavamo nell’aria di quella notte stellata. Non esisteva più nulla, solo io e lei…
Era troppo bello per essere vero, infatti non durò molto…perché quando finì la canzone lei si svegliò come da un trance, come se si accorse di quello che stavamo facendo e si spaventò…e urlò.
“cosa vuoi!! Cosa vuoi da me!!! Che ci fai qui!!
“ma…me l’hai detto tu di venire…oggi pomeriggio!”
“…no, non è verooo. Cosa ci fai qui, vatteneee!!”
“ma…Lia…”, questo era il suo vero nome..Lia…
“Vattene!!! Non ti voglio più vederee!! Vai viaaa!!!”
“Liaa, ma che ti prende…”
“Bastaaa, non ti voglio più sentiree…vai via ti ho detto…viaaaa!!!”
Mi spinse fuori casa e sbattè la porta.
Di solito le situazioni assurde mi facevano ridere, e quindi alla fine non reagisco mai, ma questa volta mi uscì come spontaneo..e urlai verso la porta..
“Ma siii…chi cazzo ti vuole…..brutta pazza furiosaa!!! Sei una pazza hai capitoooo?? Non mi vuoi vedere mai più??? Ti accontento subitoo..me ne vadooo!!! Addioooo!!! Mi hai sentito?? Addioooo!!!”
E me ne andai via…
Nell’androne di quel palazzo, tornò di nuovo il silenzio…tranne che per un piccolo rumore proveniente da dietro la porta di lei.
Lia, era seduta, appoggiata alla porta di casa…e come ogni sera, cominciò a piangere…

Il primo giorno..


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Tornai a casa molto arrabbiato, era la prima volta che una ragazza mi faceva sentire così. Una sensazione strana, ma soprattutto continuavo a non capirla.
Il giorno dopo cominciai a guardare in internet, l’indirizzo email che mi aveva dato nel messaggio. La mail esisteva veramente, ma non c’era nessun messaggio, nemmeno scritti precedentemente, come se l’avesse creata apposta per l’occasione. C’erano solo le email che ti arrivano ogni tanto della pubblicità. Cercai nei dati personali se ci poteva trovare qualche informazione, ma vi trovavo sempre la parola “scaltrite”, come se non volesse lasciarmi nessun indizio mettendo sempre una parola che senza un contesto, è priva di significato.
Niente, dovevo per forza aspettare ancora un giorno per sapere qualcosa di più.
L’attesa mi distrugge.
Dovevo distrarmi in qualche modo, così presi la mia amata chitarra, la collegai al computer e cominciai a suonare i pezzi che mi piace sempre fare per rilassarmi. E’ incredibile come la chitarra possa darti così tanto. La mia compagna. A volte quando non c’è e ne sento il bisogno, mi immagino di suonarla e riesco a sentire la stessa sensazione, del plettro che batte sulla corda, o delle dita che si muovono lungo i tasti. E’ come se fosse parte di me, e la desideri tremendamente.
Ma la cosa bella di quando impari uno strumento è che superi i livelli, cioè magari alcuni passaggi all’inizio ti sono difficili e quasi dici che non ci riuscirai mai, e poi un giorno, un giorno qualunque, dopo tutte le volte che ti sei allenato, ecco che invece ci riesci. Come se avessi superato il livello, e ti senti all’ultimo cielo. Come se avessi sbloccato un qualcosa dentro di te. E da quel momento in poi niente potrà farti tornare indietro, ma continuerai ad andare sempre avanti imparando altre cose, superando altri livelli, perché ce ne sono davvero tanti…

Il secondo giorno..


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Finalmente il secondo giorno è arrivato, chissà che cosa ha da dirmi di tanto misterioso questa ragazza.
Chissà magari mi dice chi è, che è pazza di me e finalmente possiamo vederci, uscire insieme. Le racconterò tutta la mia avventura dal primo indovinello fino adesso. E ci divertiremo un sacco ricordando tutto questo.
Ma qualcosa mi diceva che non andrà così...
Accesi il computer appena sveglio, con tutto il pigiama e gli occhi pieni di sonno pur di scoprire l'ultimo messaggio di quella ragazza misteriosa che mi ha fatto sognare fino adesso.
Entrai dentro la sua mail e il nuovo messaggio era li che mi aspettava...

Oggetto: ultimo contatto
Trattenni il respiro per un attimo e cliccai sopra per aprirla. Cominciai a leggere il messaggio che cambiò la mia vita:
Salve presunto amico, dico così perché sono sicura che tu sia arrivato fin qui solo per il desiderio di sapere chi fossi, travolto dal mistero.
Volevo scriverti per l’ultima volta, per raccontarti chi sono, o per meglio dire, chi ero…
Si, chi ero…hai letto bene.
Iniziando questo viaggio, ho deciso di porre fine alla mia esistenza. Hahaha, strano gioco di parole…Cosa ha questa mia vita che non va ti chiederai…
Beh, diciamo che io ho sempre immaginato la vita un qualcosa di diverso da quella che ho avuto fino adesso. Ho provato in tutti i modi a cercare di cambiarla, ma non mi è stato mai possibile farlo.
Ormai sono arrivata ad un punto tale di non ritorno.
Non ho più il piacere di stare in vita, non vedo più nulla di bello qui, non riesco a vedere il bello delle cose. Non ho più chiare le percezioni delle cose. I colori sono soltanto variazioni di tonalità, un sorriso mi sembra un ghigno, ogni tipo di sensazione non mi suscita più nessun emozione, io non ho più emozioni, non provo più nulla ormai da tempo, se non tristezza e solitudine.
Non mi diverto più, non sono più curiosa, allegra, non ho più voglia di fare nulla, persino di respirare, di muovermi, di scrivere in questo momento. Non sono nemmeno sicura che stia scrivendo frasi di senso compiuto, e sinceramente non me ne importa.
E’ un po’ come se avessi vissuto fin troppi anni in questo lurido mondo da sentirmi tremendamente stanca e nauseata di tutto questo.
Non ha più senso ormai questo pianeta. Gli umani sono pieni di contraddizioni, gelosie, ipocrisie, giudizi, odio, terrore, bramosi di potere…non ne posso più.
L’unica persona che mi faceva sentire un po’ parte di questo pianeta eri tu, col tuo essere dolce e la tua simpatia senza limite…ti ringrazio con tutto il cuore di avermi fatto compagnia in questi ultimi giorni…ma sei arrivato troppo tardi nella mia vita, si ormai è troppo tardi. Ho deciso. A mezzanotte di capodanno io…
Perdonami se ti sto facendo questo…spero che tu capisca.
Scaltrite

Incubo


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Rimasi pietrificato davanti a quello schermo luminoso. Essendomi appena alzato, tutto questo mi sembrava ancora parte del sogno, un incubo orribile dal quale non mi resta che svegliarmi.
Ma a quanto pare l’incubo non finiva, e dovevo perciò fare i conti con quello che vedevo scritto davanti a me.
Domani sera a mezzanotte questa persona farà lo sbaglio più grosso della sua vita, ed io non so ancora chi è. Perché continua dirmi “spero che tu capisca”, come se ci fosse qualcosa di particolare da trovare in tutto questo, ma cosa…
E poi chi è Scaltrite, oppure che vuol dire.
Ma soprattutto perché ha scelto proprio me, perché mi ha fatto fare tutto questo viaggio per poi finire in questo modo…proprio non capisco.
Possibile che sia tutto vero?
Beh un modo ci sarebbe per verificare, almeno il corso di grafologia a qualcosa servirà. Perché il precedente messaggio me l’ha scritto lei, di suo pugno. E quando uno scrive, indipendentemente da quello che scrive, senza volerlo sta raccontando tutto su di se.
Presi il foglio ancora conservato nella tasca interna della giacca e lo aprii.
Ricordavo di aver notato qualcosa di famigliare in quella scrittura, non nella scrittura in se, ma nei segni.
Come ho fatto a non vederli subito, sono così evidenti, i tipici segni del depresso suicida.
Scrittura discendente (che va verso il basso), aste curve (i gambi delle lettere curve e non dritte), i tagli delle t declinanti (sempre verso il basso), scrittura omittente (che cerca di non far capire cosa sta scrivendo), infatti ci sono anche i ricci della confusione (errori nel fare le lettere, con scarabocchi), ricci dell’insicurezza (tagli corti o che vanno verso sinistra), scrittura ritornante (che si torna indietro a ricalcare qualche lettera), spazi ristretti tra parole, occhielli curvi in alto (la gambetta della a e della o)…
Quindi è tutto vero, e non è un sogno. Sta succedendo veramente…

Spesa di capodanno


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Nel pomeriggio dovetti andare con i miei amici a fare la spesa per il capodanno. Come ogni volta ci riduciamo all’ultimo minuto per cui come immaginavamo, il supermercato era incredibilmente affollato.
Non sapevo se sentirmi meglio nel vedere che non eravamo solo noi a fare la spesa all’ultimo momento. Con tutta questa confusione. C’era solo caos e basta, ognuno che gridava per farsi sentire, che camminava da una parte all’altra velocemente per aver paura che il loro prodotto finisca in altre mani.
Noi sapevamo gia che cosa prendere…piu o meno.
Si finiva sempre a litigare perché c’era sempre qualcuno a cui non piacciono alcune cose. E come al solito finivamo per cucinare due tipi di primi, due tipi di secondi..e cosi via. Almeno si accontenta un po’ tutti.
Non ero molto presente nel condividere le scelte. La mia mente si trovava da un’altra parte, tanto che un mio amico se ne accorse e mi chiese se avevo dei problemi. Io gli risposi dicendogli che ero preoccupato per il verdetto di domani, ma ovviamente non era per quello.
Gia, un altro problema. Domani il mio datore di lavoro mi avrebbe detto se rinnovarmi il contratto oppure farmi ricominciare da capo a cercarne un altro. Pensate, proprio il giorno di capodanno.
“ma si dai, vedrai che andrà tutto bene…” rispose il mio amico.
Gli feci un sorriso e continuai la discussione nel decidere se all’interno dei voulavant metterci la fontina, la fonduta , la mozzarella, o i wurstel. Il grande dilemma di capodanno!!!
Indovinate come abbiamo risolto? Si, ne abbiamo fatti di tutti i tipi. Siamo proprio democratici!!
Ovviamente non potevano mancare le porcherie. Prendemmo patatine, due tipi di torte al cioccolato, salatini, dolci. Decidemmo ancora che film vedere (optammo per Verdone), carte, tombola, Ps2.
Insomma, quella di domani si prospettava una bella serata.
Gia, ma non per me. Provate a mettervi nei miei panni, sapere che una persona che sicuramente conosci si suiciderà mentre tu sei li con i tuoi amici a festeggiare una delle feste piu ridicole del mondo.
Domani mi aspetta una lunga e triste giornata…

Cenone amaro


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Cominciai a contorcermi nel letto la sera, cercando una soluzione, una via d’uscita a questo incubo che sembrava non dovesse finire mai.
Mi alzai di continuo la notte. Andai verso il frigo per prendere una bottiglia d’acqua. Il liquido scivolò per la gola. Mi sentivo uno straccio. Tornai a letto cercando di rilassarmi con varie tecniche new age. Respirazioni, movimenti lenti, training autogeno.
Ma qualsiasi rumore mi dava fastidio, mi distraeva dalla concentrazione. Così optai per la masturbazione. Uno sfogo piu che un piacere, ma molto efficace. Mi rilassai dolcemente, rilasciando la tensione di ogni muscolo al torpore del letto caldo. Finalmente mi addormentai.
Eccomi qua, oggi è l’ultimo giorno di vita di una ragazza anonima, ed è anche l’ultimo giorno dell’anno. Ma nel pomeriggio seppi anche che questo era il mio ultimo giorno di lavoro.
Non era per me mi dissero, io andavo bene. Ma non era il periodo giusto per gli affari, così salutai tutti e me ne andai con l’amaro in bocca.
Proprio oggi dovevano dirmelo, ci mancava solo questa. Di nuovo disoccupato.
Sul pullman rimasi a fissare il vuoto fuori dal finestrino, quasi non pensando a nulla.
Arrivai a casa, mi lavai e andai subito nel luogo della serata. Erano gia tutti li, pronti ed indaffarati a preparare la grande cena. Mi salutarono e diedi una mano anche io.
Durante la cena qualcuno si ricordò che oggi mi avrebbero detto se mi avrebbero tenuto o no in negozio.
Così gli riferii la bella notizia, facendo trovare un nuovo argomento su cui discutere per la serata.
Una discussione abbastanza animata direi. D’altronde sono problemi comuni di questi tempi.
Mandai giu un po’ di cibo. Molto buono tra l’altro.
Non avevo fame, ma ero molto teso e nervoso che mangiavo così tanto per sfogarmi.
Addentavo le cose con decisione e potenza, quasi come se fossero le mie vittime.
Tra scherzi, giochi, urla e aneddoti vari, la serata andava avanti, e piu andava avanti e piu mi sentivo peggio. Mancavano poche ore per lei, ed io ero qui con i miei amici non sapendo cosa fare.
Cominciai a vaneggiare, a comportarmi come se fossi ubriaco. Pur non avendo bevuto nulla.
Gli altri pensando che scherzassi stettero al gioco ed anche loro cominciarono a delirare.
Urla, musica a tutto volume, trenini umani, oggetti che volavano da una parte all’altra della casa. Caos totale, tanto che ad un certo punto mi sentii scoppiare e mi buttai sul divano.
Un mio amico vedendomi si avvicinò e mi disse una frase alquanto fuori luogo:
“Ehi, quando esce l’iPhone?”
Io lo guardai e gli dissi:
“ma per chi mi hai preso per Steve Jobs?, cosa cavolo ne so io.”
“ma uscirà anche l’ iFon per capelli?
“si anche l’iPettine, con l’iAsciugamano…senti, iRotto..lasciami stare…”
“…ok, “ ma sbottò ancora “ma la tua amica? L’hai piu sentità?”
“chi, l’ iScarlett Johannson?....no…era un po’ iStrana…”
“va bene ho capito ti lascio stare…guarda che tra un po’ cominciamo a preparare le cose per mezzanotte eh? Non ti addormentare” mi sorrise e se ne andò.
Mi fece ricordare il gioco che gli piaceva fare a Lia, mettere la i su ogni cosa per prendere in giro la Apple. Cavolo di iScarlett…
“iScarlett…” mi uscì dalla bocca come un fulmine a ciel sereno.
Immediatamente ripresi i sensi, non mi sentivo piu stanco o ubriaco. Mi alzi di colpo, presi un pezzo di carta, una penna e ci scrissi sopra la parola iScarlett.
La guardai attentamente e finalmente trovai la soluzione.
La ragazza anonima si firmava Scaltrite, che senza un contesto non significa nulla. Ma se spostiamo l’ordine delle lettere viene fuori iScarlett.
Mi illuminai di immenso…la lei era lei…cioè lei era Scarlett, cioè Lia…
Ogni cosa andava al suo posto, era per questo allora che era strana. EWra l’ultimo giorno che mi avrebbe visto.
Prima della firma scriveva sempre “spero che tu capisca”, non era riferito solo alla lettera, ma alla firma. Questo vuol dire che vuole essere salvata, voleva che capissi che fosse lei e che la salvassi dal quel gesto folle.
Devo assolutamente trovarla…
“che ore sono!!!?” urlai ai miei amici
“le 23:23…”
“devo andare” non volevo spiegare il tutto anche perché avrebbero voluto spiegazioni e non c’era tempo per questo, così dissi “ci sono i miei che sono senza chiavi di casa e devo portargliele”
Salutai e corsi subito a casa per andare a prendere le chiavi della macchina. Dovevo andare in pieno centro di Torino in meno di mezzora. Dovevo sbrigarmi.
Salii in macchina e cominciò la corsa piu veloce che abbia mai fatto in macchina. Sfruttai a pieno tutti i cavalli della bestia. Le regole della strada non esistevano quella sera, i semafori non li guardavo, ai dossi non rallentavo, le rotonde le prendevo al contrario per accorciare, facevo gli slalom tra il traffico.
Gia, nonostante fosse quasi mezzanotte, c’è sempre qualcuno in giro. Chissà magari anche loro avevano qualcosa di urgente da fare, un qualche problema. Ognuno ha la propria storia.
Ma non mi importava in quel momento, pensavo solo a lei ed alla strada piu veloce da fare per arrivare da lei.
Il cuore talmente batteva che avevo paura che uscisse dal torace, facendomi schiattare all’istante.
Ero quasi arrivato, mancavano 2km ormai. Ma non calcolai che anche in centro si stava festeggiando il capodanno, per cui le strade erano tutte bloccate per le macchine. Non c’era altra soluzione, dovevo andare a piedi. Lasciai la macchina li, non so neppure dove, non aveva importanza. Non ricordo nemmeno di averla chiusa oppure no. Cominciai a correre veloce, sempre piu veloce. Mi sentivo in forma, mi sembrava di essere leggero, quasi non poggiavo un piede per terra che gia c’era l’altro che seguiva.
Guardai l’orologio, mancavano 5 minuti a mezzanotte.
Ma ero arrivato…ci sarei riuscito a salvarla.

La fine di un inizio


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Ecco il portone, fortunatamente gia aperto. Entrai dentro e mi recai davanti alla sua porta. Bussai forte urlando “Liaaaa!!! Apri la porta….sono io Alessandro!! Lia apriii!!!”
Nessuna risposta… non era una porta blindata per cui decisi di provare a sfondarla. Presi la rincorsa e diressi a tutta velocità il mio peso verso la porta. Si senti un botto enorme, la porta si apri.
Corsi dentro chiamandola per nome, cercandola stanza dopo stanza…ma lei non c’era…
Oddio dove si trovava in questo momento, non aveva lasciato indizi su dove l’avrebbe fatto o su come. Potrebbe essere in qualunque posto. Ho fallito ho fallito.
E allora perché lasciarmi gli indizi per farmi capire che era lei, perché farmi capire che vuole un aiuto se poi non si trova nell’unico posto che conosco..a meno che.
Non si trovi sempre qui ma…sul tetto. Si sarebbe buttata giu.
Mancava un minuto, dovevo correre..e veloce anche.
Corsi su per le scale due alla volta, finchè arrivai in terrazza.
Era completamente buio li fuori, solo un po’ di luce emanata dai raggi di luna.
Da lontano si incominciava a sentire un conto alla rovescia.
“10…..9…..8…….7……6…”
Riuscii a intravedere una figura in piedi al bordo del terrazzo.
“5….4….3….2….1”
Dovevo fare qualcosa ed alla svelta…urlai con tutto me stesso
“Liaaaaaaaa non farlooooooo!!!!!!”
Corsi verso la fine della terrazza, un boato enorme si estendeva per tutto l’isolato. La gente urlava, botti, fischioni…fuochi d’artificio cominciavano ad illuminare il cielo.
Lei era li, in piedi sul bordo…si voltò verso di me e vedendomi scoppiò in lacrime.
“oh Ale…sei davvero tu..”
“Lia…non potevo immaginare che fossi tu, scusa se non l’ho capito prima”
Gli tesi la mano, e l’allontanai dal bordo. Mi guardò negli occhi e mi disse
“si, ma…sei venuto qui perché ti saresti sentito in colpa o perché ti importa veramente qualcosa di me?”
“Io…ecco…ancora non mi rendo conto che io possa piacerti. Quando ti ho visto la prima volta sono impazzito, mi hai stregato.
Non facevo altro che pensare a te. Dovevo trovare un modo per conoscerti e così mi sono inventato il corso di grafica.
E Man mano che venivo a casa tua e ti conoscevo, impazzivo sempre di piu. Io voglio stare con te.
Adesso non sarai piu sola. Affronteremo la vita e le difficoltà insieme. Vedrai che torneranno i colori della vita.
Il mondo è crudele è vero. Ma nella vita ci sono tante cose per cui ne vale la pena di essere vissuta pienamente. E lo scopriremo insieme. Noi due.“
Le sue lacrime continuavano a scendere, con un dito gliene asciugai dolcemente una. Lei mi prese le mani e avvicinandosi a me…mi baciò.
Questo sarà il capodanno piu bello e indimenticabile della mia vita.

Fine


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